domenica 27 agosto 2017

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ARRIVA UN CAVALIERE LIBERO E SELVAGGIO
( Comes a horseman, USA 1978)
DI ALAN J. PAKULA
Con JANE FONDA, JAMES CAAN, Jason Robards, Richard Farnsworth.
WESTERN
La ranchera Ella Connors, affiancata dall'anziano Dodger, cerca di reggere alle pressanti e sempre più sleali richieste del latifondista Ewing: il cowboy Frank Athearn si rivelerà un alleato decisivo nella resistenza e nella controffensiva alla guerra che il possidente vuole farle, in un West ormai al tramonto. Alan J. Pakula girò un western atipico, sia perchè il genere stava conoscendo una delle sue numerose fasi crepuscolari, sia per via dell'ambientazione appena dopo la I Guerra Mondiale, e pure perchè, in fin dei conti, la protagonista è una donna, in un ambiente, come viene evidenziato anche qui, in cui gli uomini fanno le regole e si va per conservazione delle stesse: certo, tirata su come un maschio, Ella non è un carattere facile, e al nuovo venuto Frank, se prestarle aiuto viene naturale, deve anche avere a che fare con i suoi non pochi, rustici, spigoli. Il regista di "Tutti gli uomini del presidente" è stato un intellettuale dalla parte dell'impegno civile, e spesso allineato contro i poteri forti, dalla parte dei più deboli: logico, quindi, che oltre a tratteggiare un contesto in cui le donne sono in lotta per affermare i propri diritti e la loro indipendenza, ci sia anche il conflitto tra il nuovo che inesorabilmente avanza, come i cercatori di petrolio, ed il vecchio che detiene il Potere e gioca sporco per mantenerlo. Il film non è tra i migliori dell'autore, che ritrova Jane Fonda, portata all'Oscar otto anni prima con "Una squillo per l'ispettore Klute", e le abbina il roccioso James Caan, contro il despota Jason Robards: nel gioco attoriale, i migliori risultano lui, maligno e calcolatore, e l'anziano Richard Farnsworth ( la scena in cui il suo vecchio buttero, feritosi in modo irrimediabile, monta sul cavallo aiutandosi con una sedia e andando a morire in solitaria, la più bella del film). Il problema maggiore di "Arriva un cavaliere..." è il suo nascere già un pò vecchiotto, nonostante le buone intenzioni e l'oggettiva "anomalia" dei presupposti, basandosi su uno script del quale ogni sviluppo è largamente prevedibile, compreso un finale un pò tirato via, naturalmente al piombo, come il genere vuole.

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