venerdì 29 gennaio 2021


 
IL CAMPIONE ( I, 2019)
DI LEONARDO D'AGOSTINI
Con STEFANO ACCORSI, ANDREA CARPENZANO, Ludovica Martino, Massimo Popolizio.
DRAMMATICO
Diversissimi in tutto, Valerio e Christian si incontrano, perché il primo, insegnante che è al momento senza lavoro, viene scelto dal presidente della Roma, nelle cui file il secondo gioca, ed è una delle stelle, per fargli da precettore e così recuperare il ragazzo che, distratto dalle troppe fatuità di un mondo tutto di superficie e fasullo, rischia di perdersi, e così compromettere il patrimonio, anche economico, che costituisce per la società. Dopo gli ovvi stridori dei primi incontri, tra i due nasce un rapporto fatto di stima e ascolto, fino a rasentare l'amicizia: l'uomo ha un trauma dietro di sé che non lo fa vivere bene, il giovane un ambiente che gli sta addosso, e si arriverà anche a una rottura. Il film è l'esordio di Leonardo D'Agostini, "benedetto" da due dei nomi tra i più promettenti dell'attuale e futuro cinema italiano, come Matteo Rovere e Sidney Sibilia, e, in effetti, il taglio del lungometraggio ha un respiro più internazionale del solito, quasi all'americana, per certi versi, come sul ritmo del racconto e il modo di raccontare: se ne sfrutta le parti positive, "Il campione" ne prende anche quelle meno, con tanto di montaggio a suon di musica e immagini corroboranti per narrare la progressione dei personaggi verso un obiettivo (alla "Rocky" per intendersi), o un vago pressapochismo nel tirar fuori cliché come alcuni personaggi di contorno ( i parassiti per Christian, la moglie che condivide un passato spezzato per Valerio). Nella sostanza, il film è uno spettacolo gradevole, che non coinvolge più di tanto, perché ogni passaggio cruciale è largamente previsto dallo spettatore, mediamente: Stefano Accorsi apporta quella sua sdrucita inconcludenza che sta diventando un pò la sua cifra attoriale, anche se riveste con credibilità il proprio personaggio, Andrea Carpenzano si conferma un interprete capace, dalla grinta accattivante, che, però, dovrà cominciare ad uscire dal prestar volto a personaggi in odor di coatto, per non rimanere ingabbiato in un tipo.


BEN IS BACK( Ben is back, USA 2018)
DI PETER HEDGES
Con JULIA ROBERTS, LUCAS HEDGES, Courtney B. Vance, Kathryn Newton.
DRAMMATICO
Dalla comune in cui cercava di rimettersi in carreggiata, Ben torna a casa improvvisamente, per le feste di Natale: il ragazzo ha alle spalle brutte storie di spaccio di droga e dipendenza, la madre lo accoglie entusiasta, mentre il patrigno accetta con diffidenza l'inaspettato arrivo. Di lì a poco cominciano problemi: nella piccola comunità in cui vivono i suoi familiari ( la madre si è risposata e ha due figlie con il nuovo marito, molto più piccole) il giovane è mal visto, troppi personaggi equivoci girano intorno, e rimanere lontani dai brutti giri è assai complicato. In più, sparisce il cagnetto di casa, e il ragazzo capisce da subito che è una ritorsione ai suoi danni: comincia così una lunga notte, in cui la madre lo accompagna, nonostante egli sia contrario, nel cercare l'animaletto, e sistemare alcuni conti con il passato. Il film diretto dal padre del coprotagonista Lucas Hedges, nonostante la presenza di una delle più importanti star americane degli ultimi trent'anni, è girato come fosse un titolo indie, con luci livide, musiche al minimo, e un allestimento molto "essenziale": Julia Robert prende parte al film con convinzione e buona aderenza attoriale, e regge bene il confronto il giovane Hedges, già visto in "Manchester by the sea", in un ruolo mai semplice, fatto di chiaroscuri, sensi di colpa, pentimenti e debolezze verso i vizi. Però questa "madre coraggio" ha un concetto comodo di come ci si comporta, quando per troppo amore, forse, si mostra esageratamente indulgente con il figlio e, tutto sommato, scarica su chi ha comprato droga da lui le responsabilità di quel che gli é capitato. Il film si riprende su un finale volutamente incerto, prendendosi, caso abbastanza raro oggigiorno, il rischio di non mandare a casa rasserenati gli spettatori: meno male.


 

domenica 17 gennaio 2021



 THE PROM ( The Prom, USA 2020)

DI RYAN MURPHY

Con MERYL STREEP, NICOLE KIDMAN, James Corden, Jo Ellen Pellman.

MUSICALE

Prima o poi, i musical di gran successo trovano sempre la via al diventare film: non sempre riscuotono analogo risultato commerciale, ma più di una volta è successo che anche la versione cinematografica divenga campione di incassi o veicolo per premi importanti, come accadde a "Grease" o "West Side Story". Dopo aver riscosso plausi e presenze affollate, con un adattamento riscritto da due dei tre sceneggiatori che avevano creato l'originale, "The Prom" ( nel gergo americano è il ballo tradizionale degli istituti superiori, spesso di fine anno scolastico, che rappresenta l' "ingresso in società") arriva direttamente sulla piattaforma Netflix: cast di lusso, che vede primedonne Meryl Streep e Nicole Kidman ( come successe per il film che fece vincere all'attrice australiana l'Oscar come miglior protagonista), produzione costosa, e temi, pur tra le paillettes e l'allegria delle opere musicali broadwayane, anche importanti, come l'omosessualità e la reazione degli altri all'outing. Diretto dal produttore Ryan Murphy, colui che spesso è stato dietro a serie tv molto importanti degli ultimi vent'anni, come "Nip/Tuck" e "American Horror Story", risente di una regia non originalissima, di canzoni che alla lunga risultano un pò tutte molto simili, e di qualche faciloneria che negli anni della "New Hollywood" sarebbe stata risolta ben altrimenti: su tutte la madre di una delle due ragazze che stanno insieme, paladina di un movimento ultraconservatore, che nell'arco di una notte, cambia diametralmente atteggiamento e "perdona" la figlia, anzi, dandole la sua approvazione.Streep, Kidman e il resto della compagnia ballante e cantante sembrano spassarsela eccome, ma anche il casting non è indovinatissimo: se Nicole come single acerrima non è credibilissima, anche il preside che capitola per la diva Meryl è esageratamente più giovane per rendere il corteggiamento tra i due verosimigliante. E alla fine circola un senso di forzatura, che non fa benissimo al risultato complessivo.


HUNTER KILLER- Caccia negli abissi
( Hunter killer, USA/CHI 2018)
DI DONOVAN MARSH
Con GERARD BUTLER, Gary Oldman, Michael Nyqvist, Common.
AZION, E/AVVENTURA/GUERRA
Al comando del sommergibile USS Arkansas si insedia l'alto ufficiale Joe Glass, uomo d'esperienza e gavetta, che si ritrova a dover gestire una situazione delicatissima, che potrebbe sfociare, addirittura, nella terza guerra mondiale: infatti, il presidente russo è stato sequestrato in un tentativo di golpe da un manipolo di insorti fanatici, che dà disposizione alla flotta del proprio Paese di attaccare il mezzo degli americani, che, a loro volta, prima soccorrono un sottomarino degli "avversari di sempre", poi intervengono in copertura di un commando internazionale che dovrebbe liberare il sequestrato presidente. Co-prodotto dalla star action Gerard Butler, e tratto da un romanzo del 2012, firmato da Don Keith e George Wallace, "Hunter Killer" (è la classe del sommergibile su cui si svolge buona parte della storia) è sì testosteronico e con qualche smargiassata di prammatica, ma meno sciovinista di tanti altri prodotti del genere azione o di guerra. I russi vengono dipinti in maniera meno manichea del solito, e si sottolinea più che altro la foga ossessiva dei fanatici che puntano a gettare il mondo nel caos: del cast, se Gary Oldman appare sprecato in un ruolo non approfondito da sceneggiatura e regia, meglio figura il poi scomparso Michael Nyqvist nel ruolo del comandante russo che cambia atteggiamento via via che la situazione si aggrava, e Gerard Butler appare più misurato del solito. Non è cosa da poco.

 


LE STREGHE ( The witches, USA/MEX 2020)
DI ROBERT ZEMECKIS
Con ANNE HATHAWAY, JAZIR KADHEEM BRUNO, Octavia Spencer, Stanley Tucci.
FANTASTICO
Già portato sugli schermi nel 1989 da Nicolas Roeg, intitolato da noi "Chi ha paura delle streghe?", il racconto di Roald Dahl "The witches" ritorna in versione filmica per opera di Robert Zemeckis. Fiaba screziata di macabro, la storia del bimbo che scopre una comunità di streghe, le quali hanno in odio i bambini e vorrebbero tramutarli tutti in topi, si avvale di effetti speciali digitali e di un buon cast, assemblato con oculatezza da regia e produzione. Se, appunto, l'allestimento del film, voluto dagli Amazon Studios ( è l'era Covid,bellezza...) è di livello alto, non altrettanto si può dire della regia dell'un tempo sorprendente Bob Zemeckis: negli ultimi anni il regista di "Ritorno al futuro" e "Forrest Gump" ha conosciuto una vaghezza d'intenti, con progetti meritevoli d'attenzione, ma non del tutto portati in fondo con lucidità ed ispirazione, come "The walk" e "Allied". Ad una prima parte con una buona ambientazione nell'America periferica e rurale degli anni Sessanta, ne segue una seconda, con lo smascheramento delle crudeli streghe, meno convincente e appassionante. Il merito di chiudersi su un finale non del tutto risolutorio va riconosciuto, ma le potenzialità di questo regista sono sempre state molte, e se un film non "acchiappa" le possibilità di un crescendo che lo porti verso il finale, spesso le responsabilità sono di chi conduce.