mercoledì 27 aprile 2022



 PERFECT ( Perfect, USA 1985)

DI JAMES BRIDGES 
Con JOHN TRAVOLTA, JAMIE LEE CURTIS, Latine Newman, .
COMMEDIA/ DRAMMATICO 
Reporter di "Rolling Stone" a caccia di scoop per rinvigorire la propria carriera dopo qualche inciampo, il giovane Adam Lawrence intuisce che il boom delle palestre sia da scandagliare, per capire meglio cosa ci sia dietro il vigore con cui la gente in pieno anni Ottanta fa le corse per frequentare luoghi attrezzati con macchinari per esaltare la forma fisica. La diffidenza con cui viene genericamente accolto, non lo frena dal raccontare cose personali dei pochi che acconsentono a farsi intervistare, pur di creare il reportage. Saranno guai. Fu il film che causò la seconda battuta d'arresto nella carriera partita sfolgorante di John Travolta, e fu anche la seconda collaborazione con James Bridges, regista che lo aveva già diretto in "Urban cowboy": nonostante si tratti di una pellicola molto "sul pezzo", che cogliesse bene un nuovo fenomeno in piena espansione, non solo negli USA, come quello dell'aerobica e del nuovo culto del corpo dell'America reaganiana, il film appare ben presto come un lungometraggio che non sappia bene che strada prendere, la commedia di costume o un relativo dramma soft su una nuova superficialità corrente. Se Travolta fatica a fare emergere il lato sinistro di un personaggio ambiguo, se la cava meglio Jamie Lee Curtis, al solito in gran forma fisica, nel ruolo dell'istruttrice che non si fida troppo del giornalista. Peccato che Bridges abbia, in pratica, chiuso la sua carriera di director altalenante, ma capace di film con tematiche interessanti, con una pellicola nella quale si respira tutta la parte futile di un decennio improntato alla reimpostazione dell'immagine urbi et orbi.

domenica 24 aprile 2022


 
IL PRINCIPIO DEL DOMINO: LA VITA IN GIOCO ( The principle of domino, USA 1978)

DI STANLEY KRAMER 

Con GENE HACKMAN, Candice Bergen, Richard Widmark, Eli Wallach.

THRILLER/AZIONE 

Condannato all'ergastolo per un delitto che è restio a ammettere di aver commesso ( e forse, appunto qualche ragione c'è...), quello del marito dell'amante, l'ex marine Gene Hackman riceve l'offerta di una possibilità di comoda evasione, se accetta di compiere un attentato ad un importante uomo politico americano: la proposta arriva da un tipo misterioso, che si dice membro di un'organizzazione potente, ed ha la grinta tagliente del Richard Widmark in età avanzata. Posta la condizione di portare con sé l'inseparabile compagno di prigionia Mickey Rooney, Hackman ottiene anche la garanzia di poter condividere una casa in Messico con la Bergen, ma ci saranno sorprese poco liete. Thriller fantapolitico, come molto usava nei Settanta, "Il principio del domino" sopperisce a una vaga ristrettezza di mezzi, avvertibile nella relativa poca spettacolarizzazione del racconto, con una buona mano narrativa, da parte di Stanley Kramer, regista di buon livello oggi dimenticato o quasi, che dosa bene i colpi di scena e porta in fondo, con coerenza, una visione pessimistica che è la linfa vitale della storia. Gene Hackman tratteggia con slancio un personaggio con un fondo idealista, nonostante le controverse strade intraprese, e Widmark e Wallace sono due villains ben scelti:  Candice Bergen, mai così fuori ruolo in carriera, si perde in una parte scritta decisamente male. Il finale, dopo una resa dei conti che pare aver riequilibrato un po' di giustizia, arriva beffardo e crudelmente sarcastico a dire allo spettatore che contro certi poteri non si riesce a controbattere.






 
DIVINA CREATURA ( I, 1975)

DI GIUSEPPE PATRONI GRIFFI 

Con LAURA ANTONELLI, TERENCE STAMP,  Marcello Mastroianni, Duilio Del Prete.

DRAMMATICO

Attratto dal fascino di una bella donna, senza curarsi che abbia già una relazione, un duca, nella Roma degli anni Venti del Novecento, si incapriccia di lei e la seduce, dapprima prendendola per una conquista passeggera,via via però provando tormento e lacerazioni interiori, quando scopre che la ragazza non è proprio di virtù cristallina, e, anzi, è frequentemente vista in case di tolleranza, e, inoltre, ha una passione legata al passato per un cugino del nobiluomo: il quale addirittura, roso da un ambivalente sentimento verso la "divina creatura" da un lato ne progetta l'uccisione tramite avvelenamento, da un altro è spossato da quel che lo lega a lei. Il tutto mentre l'Italia si prepara a farsi dominare dal fascismo, e molti gaudenti si preparano a fare il salto della quaglia in camicia nera per opportunismo. Dramma tratto dal romanzo "La divina fanciulla", edito nel decennio rievocato dal racconto, è interessante nel dipingere il quadro di effimera noncuranza con cui la casta aristocratica si avvia a favorire l'ascesa mussoliniana, e, infatti, la sequenza finale, con il mondano Duilio Del Prete che intona gagliardo "Giovinezza, giovinezza" assieme ad una prostituta del boudoir frequentato, mentre in un'altra stanza si consuma una tragedia è la migliore della pellicola: altrove, la regia di Patroni Griffi assume una tonalità distaccata, fin troppo fredda per narrare una storia fatta di passioni sotterranee e per molti versi, nemmeno sane. Del cast convince poco, curiosamente, Mastroianni, ma la sensazione è che al suo personaggio venga dedicato meno tempo del necessario per elaborare a modo le sfaccettature; meglio figurano l'algido Terence Stamp, e il baldanzoso Duilio Del Prete, mentre la sensualità di Laura Antonelli viene emanata a profusione. Il nudo dell'attrice di Pola è stato uno dei più belli del cinema italiano, e ne è dimostrazione la sequenza, in questo film, in cui fuma senza vestiti, propagando un erotismo schietto e ammaliante. 



giovedì 14 aprile 2022



 PECCATO CHE SIA UNA CANAGLIA (I, 1954)

DI ALESSANDRO BLASETTI
Con SOPHIA LOREN,,MARCELLO MASTROIANNI, Vittorio De Sica, Memmo Carotenuto.
COMMEDIA
Dopoguerra a Roma, i tassisti sono ancora con la vestina, e uno di loro accetta una corsa con due giovanotti e una sventola di ragazza, ma si accorge che il trio ha intenzioni truffaldine, e scoppia una rissa. Viene fuori che  gli è andata bene, perché rischiava di farsi rubare la macchina, però la bellissima ragazza gli è rimasta impressa: solo che viene da una famiglia dedita al raggiro e alla truffa, guidata da un capostipite maestro dell'inganno... Blasetti, come insegna "Bellissima" di Visconti, era un nome altisonante all'epoca, seppure oggi sia un cineasta poco citato, e alle prese con una commedia briosa, nello spirito del tempo quando l'Italia si stava rialzando dai cocci della guerra, sta al passo di autori che faranno la commedia italiana, come Monicelli, Risi, Zampa e compagnia bella. Del gustoso cast assemblato, figura questa volta Sophia meglio di Marcello: sensualissima e brava a giocare il proprio ruolo tra l'infido e il carezzevole, appare più in palla del futuro illustre collega, che dà una prova fin troppo esagitata. E quando, nel finale, sale in cattedra Vittorio De Sica, se ne apprezza una volta di più la sua verve sorniona, la sua ironia solida, il suo istrionismo misurato che lo rende con due battute padrone della scena. Un crescendo piacevole, che nel cruciale sottofinale al commissariato trova il suo meglio 

martedì 12 aprile 2022


 
LA DONNA DI PAGLIA ( The straw woman, GB 1963)

DI BASIL DEARDEN 

Con GINA LOLLOBRIGIDA, SEAN CONNERY, Ralph Richardson, Alexander Knox.

DRAMMATICO/GIALLO 

Mister Richmond è un miliardario inglese ricco quanto misantropo, costretto su una carrozzina, che tratta in modo dispotico chiunque, e addirittura considera i suoi dipendenti di colore alla stregua di animali addestrati. Logico che non gli si avvicini volentieri nessuno, e per il nipote non sia semplice trovargli un'infermiera, che lo accudisca. Quando una bellissima giovane donna sembra avere i requisiti per  essere scelta, il nipote la supporta, anche se non è chiaro se per accontentare lo scorbutico parente, o perché attratto da lei. Dramma che vira al giallo nella seconda parte, è uno dei titoli più conosciuti tra quelli diretti dal professionale Basil Dearden,  regista inglese che negli anni Sessanta si era fatto buon nome: condotto senza accelerazioni, si basa su un'ambiguità dei rapporti tra i personaggi, che regge fino al finale, insinuando una possibile colpevolezza circa quel che accade, su più di un personaggio. Richardson esibisce tutta la  durezza e l'odiosa scorza del proprio personaggio, Connery esprime, come gli accadde nel coevo "Marine" di Hitchcock, toni a riflessi chiaroscuri, e la Lollobrigida è una presenza seducente. Quel che convince meno del film è la narrazione, quasi da meló classico fino alla metà abbondante della storia, e la brusca sterzata verso il giallo a tre quarti di racconto. 



domenica 10 aprile 2022


 
PINOCCHIO ( I, 2019)

DI MATTEO GARRONE
Con FEDERICO IELAPI, Roberto Benigni, Marine Vacth, Gigi Proietti.
FIABA/AVVENTURA
È uno dei testi classici che il cinema ha piùvolte riesplorato e rielaborato: l'opera più celebre di Carlo Lorenzini detto il Collodi ha conosciuto versioni animate, asiatiche, fantascientifiche, ricche di effetti speciali o più basate su una messinscena artigianale, le più disparate come traduzione e chiavi di lettura. Aveva fatto sensazione l'annuncio che Matteo Garrone, dopo "Dogman" si sarebbe concentrato su una sua versione del romanzo collodiano, e all'uscita del film la risposta del pubblico è stata forte, facendo sì che questo lungometraggio risultasse uno dei maggiori successi di una stagione bersagliata dall'avvento del COVID. Garrone sceglie la via filologica, rimanendo più fedele possibile alla pagina scritta da Collodi, lontano dalla versione disneyana, che, per quanto sia un capolavoro del cinema, ha raccontato in maniera alterata l'originale ( una cosa per tutte: il pescecane del romanzo divenuto un capodoglio nel cartoon del 1940): notevole l'apporto, in sceneggiatura di Massimo Ceccherini, che interpreta anche una Volpe si buona resa ( il gatto invece è Rocco Papaleo), e valido il cast di bei nomi, tutti funzionali. Però, per quanto ben realizzato e palesemente concepito come film da vendere, e bene, anche all'estero, al film di  Garrone manca la poesia, quella tonalità di sincerità e di genuina naiveté del "Pinocchio" comenciniano, a tutt'oggi ancora la versione più riuscita e coinvolgente. Nota di merito particolare al Geppetto di Roberto Benigni, cui è concessa l'unica scena comica, quella in cui ha bisogno di mangiare, e in taverna trova tutti i difetti a tavoli e sedie: se la sua rilettura del classico di Collodi, nel 2002 quando uscì fece incassi notevoli, ma di fatto segnò l'inizio del peggioramento della sua carriera al cinema, qui l'attore e regista toscano offre una prova entusiasmante.

sabato 9 aprile 2022


 
LA VITA POSSIBILE ( I, 2016)

DI  DI MATTEO
Con  ANDREA PITTORINO, MARGHERITA BUY, Valeria Golino, Caterina Shulua.
DRAMMATICO.
In fuga da un marito violento, che, nonostante le disposizioni della legge, ha continuato a tormentarla e farle avere paura, Anna va da Roma a Torino, ospite di una vecchia amica che accoglie lei e il figlio adolescente con entusiasmo: il ragazzo, però, soffre molto il distacco dalla sua vita, dalle amicizie e dal suo ambiente, e fa molta fatica ad inserirsi nella nuova città. Non fa amicizie, e riesce a parlare solo con un francese che gestisce un locale di fronte all'appartamento dove sono andati a vivere lui e la madre, e con una giovanissima prostituta dell'Est, con la quale si sviluppa una confidenza che porta il ragazzo a prendere una vera e propria città, senza che si renda conto di quello che la poverina fa per vivere. Lo spunto de "La vita possibile" è apprezzabile, meno lo sviluppo del film. Il regista Di Matteo è attento alle tematiche sociali, e si schiera dalla parte di persone che hanno un presente figlio di un passato tormentato, però che un adolescente non realizzi che cosa faccia per vivere la giovane che insieme ad altre per strada aspetta macchine che si fermino, appare abbastanza poco credibile: nel film ci sono accenni, inoltre, tipo le allusioni a qualcosa di poco bello nel passato del francese del locale, che non vengono ripresi in seguito, e altri difetti di costruzione del racconto. Il quale si chiude su una nota ottimista, facendo notare che le cose potrebbero andare meglio se si cerca la serenità a piccoli passi, ma, allora, non è dato capire per quale motivo precedentemente si sia andati sul complicato, raccontando personaggi implosi. Interessanti i due giovani e sconosciuti Andrea Pittorino, credibile nelle sue rabbie e nei suoi cambiamenti d'umore, e Caterina Shulua, la ragazza di strada che per una sera sembra finalmente concedersi una vita "normale" di una giovane della sua età, ma il film non convince granché.


 
C'MON C'MON ( C'Mon C'Mon, USA 2021)

DI MIKE MILLS
Con JOAQUIN PHOENIX, Woody Norman , Gaby Hoffman, Scoot McNairy.
DRAMMATICO
Johnny è un giornalista che lavora per la radio, e assieme a due colleghi sta conducendo un reportage sui giovanissimi e il loro approccio al mondo: la sorella, con cui ha un rapporto non semplice, lo chiama spiegandogli che, per aiutare il marito, trasferitosi in un'altra città degli States e precipitato in una grossa crisi mentale, non sa come fare con il figlioletto, perché portarlo a vivere una situazione potenzialmente complicata non pare proprio il caso. Johnny si offre di tenere il bambino per quei giorni, e sarà l'occasione di un confronto tra uno zio la cui vita si è in pratica arenata dopo essere stato lasciato dalla moglie e dopo la morte della madre, e un ragazzino dall'intelligenza e dalla sensibilità particolari. Il ritorno di Joaquin Phoenix sul grande schermo, dopo il trionfo personale di "Joker" è in un film "piccolo", costruito con criteri indie, dal bianco e nero elegante alla struttura del film: però, pur riconoscendo una buona prova dell'attore, "C'Mon C'Mon" non si può dire uuna pellicola riuscita. I dialoghi sembrano scritti da uno studente di cinema che vuol darsi un tono, spaziando tra l'intellettualoide e il divagante, frammentandoli e raramente dando la sensazione di qualcosa di concreto; lo stesso racconto appare spezzettato confusamente, senza molta verità, i personaggi parlano e si muovono in maniera fin troppo impostata. Il regista Mike Mills, qui al quarto lungometraggio, sembra uno che abbia visto troppe volte "Manhattan" e "Kramer contro Kramer", ma rispetto ai modelli non dà la profondità che serve al racconto e ai caratteri: e alcuni passaggi decisivi, che dovrebbero sviluppare più pathos, appaiono freddi. Sono sleali quei film ricattatori sui rapporti problematici con i bambini, e va bene, ma qui non si sviluppa alcuna empatia con personaggi che, potenzialmente, dovevano e potevano svilupparla eccome. 

venerdì 8 aprile 2022


 
UNA FESTA ESAGERATA ( I, 2018)

DI VINCENZO SALEMME
Con VINCENZO SALEMME, Tosca D'Aquino, Iaia Forte, Massimiliano Gallo.
COMMEDIA
Gennaro Parascandolo è un architetto che ama fare le cose come dovrebbero esser fatte, entro le regole e senza furbate: la moglie è ambiziosa e punta al salto di qualità per far diventare la famiglia al pari di altre dell'alta borghesia napoletana, e convince il marito a investire diverso denaro nella festa per il diciottesimo anno di età della figlia, quel che un tempo si chiamava "ingresso in società". Ma nonostante i preparativi in grande stile, si verificano sempre più complicazioni... Come sempre per i film diretti da Vincenzo Salemme, anche questo è l'adattamento cinematografico di una sua commedia: rispetto ad altre pellicole dirette ed interpretate dall'interprete de "L'amico del cuore", il cast è ancora più assortito, e le bacchettate a certa mentalità italiana, più o meno sempre esistita, volgare d'animo quanto tenace nel volere stare alla pari con ceti di cui condivide solo lo sfarzo, arrivano maggiormente a segno di altre volte. Dal cameriere che si finge indiano per non perdere il lavoro alla moglie pronta a vendere tutto pur di provocare invidie, dal prete troppo avvezzo a metter bocca e andar via on qualcosa in tasca ai giovanissimi che si alimentano solo di pose sui social, diverse le cose prese in giro, con efficacia, in "Una feat esagerata". E l'unica via d'uscita richiama il cinema di De Sica, cercando "un paese dove buongiorno voglia veramente dire buongiorno". Spesso divertente e meno compiaciuto del solito, Salemme ritrova buoni tempi comici, dando spazio anche a personaggi buffi, che riscuotono la risata con energia, come Vincenzo Torrino, nel ruolo del cameriere che si spaccia per indiano, e Massimiliano Gallo, vice del portiere del palazzo: a loro si devono le battute migliori.


 
SE MI VUOI BENE ( I, 2019)

DI FAUSTO BRIZZI
Con CLAUDIO BISIO, Sergio Rubini, Lucia Come, Flavio Insinna.
COMMEDIA/DRAMMATICO
Depresso e scoraggiato verso la vita, l'avvocato Claudio Bisio vorrebbe una parola di conforto da familiari e parenti, ma sembra che nessuno abbia tempo per lui, e così il protagonista decide di farla finita, ingoiando barbiturici e lasciandosi annegare nella vasca da bagno. Ma un difetto del tappo lo salva, e qualche giorno dopo, l'uomo passeggia e trova un locale presentato da un'insegna singolare, che dice solo "Chiacchiere": là dentro scoprirà un'umanità che ha tempo, e socializzare con chi gestisce il posto e lo frequenta non è solo una superficiale  maniera di incontrarsi. Da un romanzo scritto di proprio pugno, Fausto Brizzi dirige una commedia che incrocia il dramma, raccontando personaggi che a un certo punto dell'esistenza hanno conosciuto una frattura. Per quanto l'intento del messaggio del film, che depreca come la gente non riesca più a raccontarsi il vero per trovare un punto in comune con gli altri, chiudendosi comunque con una nota speranzosa, sia apprezzabile, nelle parti brillanti non convince molto, meglio va nelle tonalità più serie. Del cast convince di tutti la pacata misura di Sergio Rubini, attore quasi sempre intonato, rarissimamente fuori giri.



 
THE END? -L'inferno fuori I(I, 2017)

DI DANIELE MISISCHIA
 Con ALESSANDRO ROJA, Claudio Camilli, Benedetta Cimatti, Bianca Friscelli.
HORROR
Un giorno a Roma come tanti, almeno all'inizio: un giovane manager sicuro di sé, arrogante e avvezzo a trattare il prossimo come inferiore rimane bloccato in ascensore nel palazzo in cui lavora, la mattina in cui dovrebbe chiudere un affare importante. Comincia a chiamare l'assistenza, si infuria, maltratta per telefono chi può, ma di lì a poco, con la scarsa visuale delle porte semibloccate, si capisce che una terribile, e inaudita situazione sta diventando incontrollabile: un virus sta tramutando tanta gente in zombie, che aggrediscono uccidendo e rendendo come loro i disgraziati che riescono a ghermire. Esordio per Daniele Misischia, che nel frattempo ha girato un secondo lavoro, "Il mostro della cripta", "The end?- L'inferno fuori" è un tassello in più nella crescente convinzione che il cinema di genere in Italia stia rinascendo: e va preso come un fatto assolutamente positivo, perché, per anni, ci siamo lamentati che si girassero ormai solo commedie o film d'autore per lo scarso coraggio dei produttori. Inoltre, l'idea azzardosa di ambientare quasi tutto un film in una cabina d'ascensore, e quindi in un luogo ristrettissimo, giocando però su quanta tensione e volume narrativo si possano creare, è una scommessa vinta dal regista, che ambienta all'aria aperta solo l'incipit ed il finale del racconto. Certo, si sono già viste diverse di queste cose, l'apocalisse zombie improvvisa è un classico del cinema orrorifico, però il gioco regge, e, tra l'altro, Misischia va deciso sullo splatter solo ad un passo dal finale, sfruttando maggiormente l'atmosfera. In un ruolo che si prende quasi tutto il film sulle spalle, Roia dà un'interpretazione assai convincente, facendo provare allo spettatore un'immediata antipatia ma poi rendendolo partecipe del terrore che attanaglia il personaggio e alla lunga inducendolo a sperare che si salvi. Ben fotografato e montato con scioltezza, un discreto horror di casa nostra, che magari aproda ad un finale misteriosamente positivo, ma è uno dei pochi difetti di questo lungometraggio.