venerdì 25 giugno 2021


L'INCREDIBILE VITA DI NORMAN
(Norman: the moderate rise and tragic fall of a New York fixer, USA 2016)
DI JOSEPH CEDAR
Con RICHARD GERE, Lior Ashkenazi, Michael Sheen, Steve Buscemi.
COMMEDIA/DRAMMATICO
I "fixer" in inglese sono quelli che ci mettono una pezza, o che rattoppano: nel gergo politico-economico, sono quelle figure non ufficiali, di mezzo, che si possono chiamare intermediari, o spregiativamente "intrallazzatori", personaggi che, tramite conoscenze, riescono a far stringere accordi importanti, proporre a personalità il modo di passare il tempo libero, fare incontrare, passando da vie traverse, figure altrimenti difficili da accomunare. Nel film diretto dall'israeliano Joseph Cedar, Norman Oppenheimer è un membro della comunità ebraica newyorkese che per ingraziarsi un viceministro dello stato d'Israele in visita nella metropoli USA, lo avvicina e gli regala un paio di scarpe di lusso: vorrebbe portarlo con sè ad una cena con un petroliere, ma il giovane politico non si presenta, scusandosi poi con una telefonata. Passa del tempo, e il giovane politico fa carriera, diviene ministo e l'americano fa sapere di essere legato a lui da solida amicizia, e di conseguenza proliferano le richieste di favori, che Oppenheimer accoglie a dismisura, sovraccaricando di aspettative la gente che gli circola attorno: ma non ha tenuto conto di quanto in politica ci possa essere di tagliente e rischioso. Partito come una commedia su un individuo che per tutta la storia non riusciremo mai a definire ambizioso, folle o semplicemente anelante a una qualche importanza nella propria comunità ( e in questo vanno fatti i complimenti a Richard Gere per la finezza dell'interpretazione), "L'incredibile vita di Norman" si tramuta via via in un amaro apologo sulla tortuosità della politica e sulla sua distanza, oggi, dal cittadino comune: il finale drammatico, con una scelta filosofica che esenta dalla retorica, proprio per la particolarità con cui si va verso una conclusione a modo suo annichilente per il protagonista, è esposto con misura e intelligenza. Negli ultimi anni va dato atto ad una star non esente da impennate e tonfi clamorosi ( vedi i suoi primi dieci anni di carriera, esploso come sex-symbol con "American gigolò" e "Ufficiale e gentiluomo", affondato negli anni successivi, per risorgere con "Affari sporchi" e "Pretty woman", e lo sdoganamento della chioma brizzolata...) come Gere di aver scelto ruoli e film che forse non attirano il grosso del pubblico, come in questo caso, il film sugli homeless e "La cena", ma pongono questioni morali non d'accatto, con approcci che portano alla riflessione sincera, con prove convincenti in ruoli complessi: peccato che in un luogo tradizionalmente "liberal" come la Academy non ci facciano molto caso, ignorando sistematicamente i lavori di questo attore che probabilmente meriterebbe di essere insignito di qualche riconoscimento, a questo punto della sua ormai ultraquarantennale carriera.

 

giovedì 17 giugno 2021



FIUME ROSSO ( Red river, USA 1948)

DI HOWARD HAWKS

Con JOHN WAYNE, MONTGOMERY CLIFT, Joanne Dru, Walter Brennan.

Ascritto prestissimo nei classici del western, "Fiume rosso" inquadra da subito i temi che  vuole esplorare: l'amicizia virile che non conosce stagioni, il carisma e i lati oscuri di un leader, l'avventura che diventa epica nel tentare un'impresa che vale una vita, gli spazi senza confini da attraversare e vivere. Howard Hawks girò questo film affidando a John Wayne e Walter Brennan, che rendevano sullo schermo con rara sintonia e capacità di rendere reali i loro battibecchi e cenni d'intesa, due ruoli che torneranno nel suo cinema, l'Eroe (pur con contorni negativi, qua, piuttosto sottolineati) e il suo Aiutante indispensabile: al contempo, fece debuttare un attore giovane che si rivelerà magnifico, Montgomery Clift, il quale, appunto, proprio qui apparve per la prima volta sul grande schermo, anche se "Odissea tragica", girato subito dopo, uscì prima nei cinema. Storia di un rapporto paterno e filiale non biologico, ma naturale, dato che i due personaggi principali si incontrano nel lungo prologo che occupa la prima ventina abbondante di minuti della storia, e si fiancheggiano e si osteggiano fino alla fine, giungendo infine ad uno scontro inevitabile proprio a due passi dal finale, il film mantiene intatta, a oltre settant'anni dalla sua realizzazione, la carica epica che accompagna il viaggio dei mandriani e della folta mandria da portare agli acquirenti; in mezzo, assalti indiani, scontri al piombo, gesti d'amicizia e sentimenti d'amore che nascono. Straordinario il passo di Hawks nel dipingere il crescendo che porta i personaggi di Wayne e Clift a prendersi duramente a pugni ( con tanto di inaudito, per l'epoca, sangue che compare sui volti dei due) e appena dopo placarsi e scambiarsi uno sguardo di affettuosa complicità. Quando il cinema si fa naturalmente Mito.

 

giovedì 10 giugno 2021


ENOLA HOLMES ((Enola Holmes, GB 2020)
DI HARRY BRADBEER
Con MILLIE BOBBY BROWN, Louis Partridge, Henry Cavill, Sam Claflin.
AVVENTURA/GIALLO
Doveva essere un titolo di punta per le sale cinematografiche, ma poi l'impatto del Covid ha cambiato anche qua le cose, e così "Enola Holmes", tratto da un romanzo di Nancy Springer, è andato dritto sulla piattaforma Netflix e ha realizzato un numero enorme di download, arrivando ad essere uno dei successi dell'anno, risultando il settimo film più visto di sempre dagli utenti. Se ne prospetta quindi già un sequel. L'avventura della giovane Enola, sorella minore dei più conosciuti Sherlock e Mycroft, che di punto in bianco vede sparire la madre che per anni l'aveva addestrata sia a sviluppare l'intelligenza che a cavarsela in situazioni rischiose, che avvia la ricerca della genitrice e, al contempo, aiuta un giovanissimo nobile a salvare la pelle e a cercare di capire chi abbia interesse nell'eliminarlo ( c'è in gioco un'importante riforma di progresso per la Gran Bretagna) è chiaramente da ascrivere tra i "film per ragazzi", ma la regia sa costruire una relativa suspence che tiene su il lato "giallo" della pellicola e parallelamente apporta sequenze d'azione senza che risultino posticce. Semmai, nonostante sia l'attore più celeberrimo del cast, è molto meno fondamentale di quanto si presuma la presenza di "Superman" Henry Cavill, ma la spigliata Millie Bobby Brown tiene botta egregiamente e ispira simpatia. Al punto che, come si diceva prima, un nuovo episodio di questa eroina derivata alla lontana dagli scritti di Conan Doyle non suona minaccioso.

 


FACCIO UN SALTO ALL'AVANA (I, 2011)
DI DARIO BALDI
Con ENRICO BRIGNANO, Aurora Cossio, Francesco Pannofino, Paola Minaccioni.
COMMEDIA
Fedele Diotallevi ha sposato una donna erede di una famiglia facoltosa, da cui non viene stimato: suo fratello Vittorio ha sposato la di lei sorella, ed è creduto morto da sei anni, quando, per casualità, spunta un video in cui si scopre che l'uomo è vivo ed è a Cuba. Prontamente il fratello parte alla volta dell'isola centroamericana per recuperarlo, scoprendo che l'altro campa di intrallazzi, si è rifatto una vita nonostante sia padre di due gemelle, e non ci pensi neanche a tornare in Italia. Stupito e affascinato dalla vita a L'Avana, il protagonista comincia ad andare in confusione... Lo spunto, va da sé, viene da "Riusciranno i nostri eroi..." di Scola, ma tra questo ed il film che vedeva Sordi e Blier andare alla ricerca di Manfredi in terra d'Africa ci corre cometrangugiare qualcosa in scatoletta e  mangiare una pietanza realizzata da uno chef di categoria. Molta di questa commedia del Duemila vorrebbe ammiccare a modelli classici, lanciare nuovi volti per il cinema brillante, magari già conosciuti via televisione, come spesso è accaduto nella storia del nosto cinema, ma Brignano è tra quelli che da diversi anni prova a decollare, ma regolarmente non spicca il volo: è sempre uguale a sé stesso, fa quasi sempre il tipo del fregnone coinvolto in qualcosa che gli turba l'esistenza e gliela risolve, e raramente strappa almeno sorrisi convinti, non parliamo di risate vere e proprie. Diretto anonimamente da Dario Baldi, il filmetto approda alla conclusione più ovvia, senza lo straccio di una minima sorpresa, e ,soprattutto, senza far sì che non si arrivi ai titoli di coda a suon di sbadigli.

 

martedì 8 giugno 2021


THE FATHER- Nulla è come sembra
( The father, F/GB 2020)
di FLORIAN ZELLER
Con ANTHONY HOPKINS, OLIVIA COLMAN, Olivia Williams, Mark Gatiss.
DRAMMATICO
Decisamente a sorpresa, visto che sir Anthony Hopkins si è detto meravigliato dalla vittoria per la seconda volta, a distanza di quasi trent'anni ( vinse nel 1992 per "Il silenzio degli innocenti"), del premio Oscar quale miglior protagonista, questo film ha ottenuto due premi alla recente manifestazione degli Academy Awards: oltre a Hopkins, il lungometraggio ha ottenuto anche la statuetta per la migliore sceneggiatura non originale. Ottimo carnet per un film che, con sei nominations tra le maggiori, ha realizzato un bottino che ha elevato l'interesse internazionale per un titolo teoricamente "intimo". Tratto da una piéce teatrale dello stesso Zeller, e la cosa è evidente guardando il film, ambientato quasi completamente al chiuso, "The father" narra il rapporto tra un anziano padre ed una figlia, complicato dall'avanzato stato della malattia dell'uomo, affetto da Alzheimer. Via via che il racconto scorre, lo spettatore affronta la sempre maggior confusione che il vecchio prova, tra il sospetto del furto del proprio orologio preferito, a una cena con pollo rivissuta con presenti variabili, e la notizia squassante che, forse, la figlia ha in mente di andare a vivere a Parigi, lontana: seppure, a giudicare dalla fervente multiattività del francese quarantaduenne Florian Zeller, visto che pubblica romanzi, scrive opere teatrali e le dirige, sia probabilmente un talentuoso, come regista cinematografico deve maturare per acquisire fluidità nel raccontare, e dare maggiore respiro alla storia. Certo, il film vuole sottolineare il terribile stato mentale di chi è colpito dall'Alzheimer, e questo viene reso con forza sia dalla sceneggiatura, che dall'ottima prova di Anthony Hopkins, quasi sempre in scena, a differenza dal ruolo con cui vinse il primo Oscar, che suscita verso il finale una forte compassione, dopo aver apportato al personaggio sfaccettature di ostilità, rabbia, istrionismo. Prim'attore, ma non senza lasciare spazio alla coprotagonista Olivia Colman, una delle migliori interpreti odierne nel tratteggiare insicurezze ed imbarazzi di donne ordinarie, e si rivedono Imogen Poots e Rufus Sewell in parti di contorno.