giovedì 24 gennaio 2019

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VICE- L'uomo nell'ombra ( Vice, USA 2018)
DI ADAM MCKAY
Con CHRISTIAN BALE, Amy Adams, Sam Rockwell, Steve Carell.
DRAMMATICO/BIOGRAFICO
Otto nominations agli Oscar prossimi venturi, e sei ai Golden Globes, sono solo i più prestigiosi della messe di candidature che ha raccolto "Vice", settima fatica registica per Adam McKay, che è passato dalle commedie scanzonate con Will Ferrell ad una satira da stiletto, ben documentata storicamente e su eventi recenti, come anche ne "La grande scommessa", che spiegava in modo assai minuzioso tante cose della grande crisi del 2008. McKay è interessato a far luce sulle stanze di cui nessuno dei "mortali", ovvero dei comuni cittadini, dovrebbe sapere molto, ed infatti una didascalia sferzante chiarisce, prima che questo film cominci, che gli sceneggiatori hanno dovuto lavorare molto di immaginazione per quanto riguarda i rapporti tra i personaggi realmente esistenti in scena, da Dick Cheney, il vicepresidente americano che ha avuto maggior potere di sempre, a George W. Bush, passando per la signora Cheney, e Donald Rumsfeld. Con sarcasmo e grintosa voglia di squarciare i troppi misteri ( ma lo sono davvero, alla fine? Per noi europei forse molte cose erano più semplici da decifrare, gli statunitensi paiono sempre sbalordire di fronte alla logica infame di tanta politica...), questa produzione racconta la parabola di un uomo grigio, ben deciso ad amministrare più potere possibile, restio a condividere opinioni e capace di pilotare un Paese inventandosi guerre che hanno aperto vasi di Pandora di una portata devastante, dato che l'Isis ha preso campo dopo la fallimentare avventura iraqena dell'amministrazione Bush II. Non solo, ma in nome del terrore scaturito dalla tragedia dell'11 Settembre, bellamente Bush, Cheney & co. ripristinarono cose molto brutte come la tortura, convincendo l'opinione pubblica della sua necessità per debellare il terrorismo, forzarono la mano riducendo a brandelli la libertà del popolo, e condizionando i rapporti tra Stati. McKay procede scioltamente, piazzando dei frastornanti titoli di coda a neanche cinquanta minuti dall'inizio, lavorando di bisturi nella narrazione degli eventi, analizzando con pessimismo le stanze del Potere. Abile quanto si vuole, ma resta, nel guardare il cinema di questo regista comunque capace e intelligente, la sensazione di un lavoro di documentazione molto accurato, ma anche di un umorismo non sempre condiviso con lo spettatore, di una freddezza di scrittura che illustra ma non coinvolge il pubblico: e sul piano attoriale, il campione di mimesi Christian Bale, che sembra aver assorbito in pieno la lezione del De Niro di "Toro scatenato", tramutandosi fisicamente per entrare nei personaggi, dà una bella interpretazione, o fa una splendida imitazione? Va visto, "Vice", se ne apprezza l'acume e la carica corrosiva, certo: resta la relativa incertezza su quanto sia un docufilm ben realizzato, o un film vero e proprio, che resti nella mente dello spettatore a lungo.

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