domenica 5 marzo 2017

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T2-TRAINSPOTTING 2 ( Trainspotting 2, GB 2017)
DI DANNY BOYLE
Con EWAN MCGREGOR, Jonny Lee Miller, Robert Carlyle, Ewen Bremner.
GROTTESCO/COMMEDIA/DRAMMATICO
Solitamente i sequels, dopo molti anni dal primo film, sono destinati a non essere granchè, e a finire ben presto nel dimenticatoio, schiacciati dall'originalità e dalla riuscita, "unica" del capostipite. Non è così per il secondo "Trainspotting", nel quale il rischio era grosso assai, perchè a metà degli anni Novanta, fu un "must" per una generazione, quasi un' "Arancia meccanica" di quell'era, in cui il sarcasmo limaccioso e feroce dei libri di Irvine Welsh trovava una felicissima traduzione nell'adattamento per il grande schermo di Danny Boyle. Vent'anni sono passati dalla fuga di Mark Renton con i soldi che avrebbe dovuto spartire con la bandaccia di sempre, e quando ritorna a Edimburgo, l'accoglienza da parte di Spud, Sick Boy e Begbie è a dir poco ostile, con l'ultimo che gli dà la caccia dopo essere riuscito ad evadere dal carcere in cui era rinchiuso: nessuno di loro ha messo la testa a posto, tranne, forse, o perlomeno si è più "inquadrato" Renton, che però non la conta giusta, al primo incontro. E così, visto che urge far soldi, e cercare la svolta, gli ex-ragazzi terribili si inventano diverse cose per rimediare un metodo per trovare un senso, ed una relativa sicurezza, almeno economica. Ma le cose sono spesso più complicate di quel che si pensi. Boyle compie una proiezione che include tante cose piovuteci addosso in questo lasso di tempo trascorso tra i due film, dal web che regolamenta tanto della vita comune, al Viagra, dallo stand-by perpetuo degli ultraquarantenni di oggi che continuano a rievocare quanto fosse bello negli 80 e nei 90, e una condizione social-economica che è vistosamente peggiorata per tutti, o quasi. Inevitabili gli accenni al primo titolo, per compiere dei riallacciamenti pressochè chirurgici, eppure il monologo che fa Renton al ristorante definisce con forza il male di oggi, che è la paura del futuro, assurda quanto comprensibile e fin troppo diffusa. McGregor, Miller, Carlyle e Bremner riprendono i propri ruoli come se non se ne fossero staccati mai, e se è vero che ci sono almeno due scene di una comicità irresistibile, come quella della canzone improvvisata al pub dei protestanti, e l'incontro fortuito nella toilette, rimane impressa l'immagine finale, di uno dei personaggi più importanti che, di fronte al gran marasma che è l'Oggi, ritiene opportuno che l'unica, forse, sia ballarci su.

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