domenica 15 luglio 2018

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DUE GRAN FIGLI DI... ( Father figures, USA 2017)
DI LAWRENCE SHER
Con ED HELMS, OWEN WILSON, Glenn Close, Terry Bradshaw.
COMMEDIA
Il primo titolo scelto per questa commedia era "Bastards", ma poi la Warner Bros. ha trovato imbarazzante affibbiarglielo, ed è stato cambiato in "Father figures": e appunto di figure paterne più che altro si tratta, nella storia dei due gemelli Kyle e Peter (Owen WIlson e Ed Helms), ovviamente diversissimi fisicamente, ma ancora di più a livello caratteriale. Se il primo è uno che ha trovato il modo di spassarsela guadagnando, con la giusta app trovata e lanciata sul fiorente mercato digitale, l'altro è un medico divorziato, con figlio, che vive con angoscia la propria condizione. I due, al matrimonio della madre (Glenn Close), le chiedono chi sia il loro padre, e vengono indirizzati verso un ex-campione del football americano, ma le cose stanno diversamente: e nel viaggio alla ricerca della verità sull'identità del proprio babbo, i due consanguinei avranno modo di conoscersi meglio. Trama vista e rivista, i rapporti tra fratelli agli antipodi, idem, una pretesa commedia degli equivoci in cui si fanno spesso battutacce e riferimenti agli anni dell'amore libero vissuti dalla genitrice del duo protagonista, e naturalmente l'affondamento finale in un sentimentalismo buono per tutte le occasioni, con saluti affettuosi tra i due  gemelli finalmente davvero uniti. La sensazione, guardando "Due gran figli di..." che sia una generale marchettona è forte: infatti, numerosi volti importanti, da Glenn Close a J.K. Simmons, da Christopher Walken a Ving Rhames, compaiono per un paio di sequenze al massimo, a parte l'attrice di "Attrazione fatale", che ne ha due in più, ma non danno supporto ad una storiella esangue, in cui l'alchimia tra Owen e Helms non funziona granchè ( sulle sorti del secondo, che doveva essere il protagonista di un remake de "Una pallottola spuntata", si comincia ad essere poco fiduciosi...), la regia è incolore, e le quasi due ore di durata sembrano interminabili. Anche il titolo italiano, non aiuta: ma è il minimo difetto in questo caso.

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