lunedì 6 giugno 2016


MIA MADRE ( I, 2015)
DI NANNI MORETTI
Con MARGHERITA BUY, GIULIA LAZZARINI, John Turturro, Nanni Moretti.
DRAMMATICO
E' celebre la frase di Gian Luigi Rondi, decano della nostra critica, che lanciò un monito a un Nanni Moretti più giovane, dicendo "Spostati, e lasciami vedere il film!", a dire che secondo il recensore, il cinema dell'autore di "Bianca" era troppo incentrato sul regista e protagonista; ma Nanni, da qualche anno in qua, sembra aver preso proprio una direzione del genere, nei film da lui diretti, lasciandosi un ruolo importante ma di fianco. E' successo ne "Il Caimano", in "Habemus Papam" e anche nella sua ultima fatica, "Mia madre": in cui la protagonista è Margherita Buy, regista alle prese con la lavorazione di un film, che vive una doppia crisi, per via delle sempre peggiori condizioni di salute della madre, e dell'opera che la tribolare più del solito. Tra le bizze di una star americana che dà più grattacapi che soddisfazioni, la sempre minore concentrazione della regista sul proprio operato, e le domande senza risposta che la assillano, è il racconto di una personalità forte , determinata sul proprio lavoro, quanto disadattata nel gestire le cose pratiche e sentimentali, e impreparata ad accettare il cambiamento che impone una crescita, e la perdita di persone care. Moretti, va da sè, ha voluto raccontare una crisi personale e se stesso, ritagliandosi il ruolo del fratello della protagonista, ma mettendo molto di sè nel personaggio principale: del resto, che "nessuno ti vorrà bene come la mamma" e che "Non torneranno più le merendine e i pomeriggi di Maggio", Nanni lo aveva messo in conto già dal 1989, con un'altra crisi, quella intellettuale e politica di "Palombella Rossa". "Mia madre" è un film che a qualche aficionado dell'autore non è piaciuto moltissimo, ma è il rischio che si corre quando si fa un discorso fin troppo sincero: un cast ben intonato, in cui vanno nominati perlomeno Giulia Lazzarini, che dà toni di grande umanità ad una madre anziana, lucida e in deperimento, ma serena, e John Turturro, che recita benissimo un attore che non recita bene. In un andirivieni di realtà e sogni, di leggerezza e dramma, imprime la decisa svolta finale verso un ignoto ma improrogabile futuro, accettare quello che la vita presenta: non è facile per nessuno, tanto meno per chi tende a rifugiarsi nel ricordo e nelle positività dello Ieri, ma è l'unica strada percorribile.

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