lunedì 6 giugno 2016


DON CAMILLO E L'ONOREVOLE PEPPONE ( I, 1955)
DI CARMINE GALLONE
Con FERNANDEL, GINO CERVI, Leda Gloria, Claude Sylvain.
COMMEDIA
Terzo episodio di una serie di cinque film ( c'è anche "Don Camillo e i giovani d'oggi", del 1972, ma i due personaggi principali cambiarono volto, con Gastone Moschin ad impersonare il sacerdote e Lionel Stander nei panni del sindaco comunista), "Don Camillo e l'Onorevole Peppone" prosegue la disfida tra i due nemici/amici in quel di Brescello: questa volta Peppone è intento a condurre una campagna elettorale che dovrebbe portarlo a Roma come deputato, abbandonando il paese, la carica di sindaco e il piccolo mondo cui appartiene. Benchè le scintille siano il loro normale rapporto, a Don Camillo che l'eterno rivale abbandoni dispiace alquanto, e, anche per via di una crisi matrimoniale del robusto sindaco, che ha preso una cantonata per una compagna bella e giovane venuta da Roma, molto inquadrata nel "Partito", cerca di frenare la partenza di Peppone. Si sa, il mondo originato da Giovanni Guareschi, che trovò una via fortunatissima al cinema nella capace rappresentazione di Fernandel e Gino Cervi, è una fiaba bonaria che però racconta un modo di intendere la politica e l'Italia di quel periodo ( qui dovremmo essere tra il '48 e il '49) che si è perso, e forse un pò rimpiangiamo: i due interpreti principali, affiatati e in parte, valgono da soli la visione, e il finale, che rimanda a altri rivali/amici che l'Italia si porta nel cuore, come Coppi e Bartali, fa simpatia. Certo, tanta ingenuità, e se si vuole, una bella dose di superficialità: il cambio di regia, dal Julien Duvivier dei primi due episodi al Carmine Gallone di questo e del successivo "Don Camillo...monsignore ma non troppo", accentua probabilmente questa sensazione, ma è uno svago gradevole.

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