domenica 1 marzo 2020

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IL SIGNOR DIAVOLO ( I, 2019)
DI PUPI AVATI
Con GABRIELE LOGIUDICE, FILIPPO FRANCHINI, Massimo Bonetti, Gianni Cavina.
HORROR
Ritorno di Pupi Avati al genere che forse gli ha conquistato, negli anni, forse più simpatizzanti di gran parte degli altri, numerosi titoli che il regista emiliano ha realizzato in una carriera a questo punto quasi cinquantennale, "Il signor Diavolo" è tratto da un romanzo che lo stesso Avati ha firmato. Si narra dell'indagine di un giovane funzionario ministeriale circa un delitto commesso da un ragazzino nel Veneto attivo che tanti voti portava alla governativa Democrazia Cristiana nei primi anni Cinquanta: il fatto di sangue è legato a dicerie e sinistri indizi che avrebbero voluto che l'ucciso, reo da bambino di aver assassinato la sorellina in fasce, fosse posseduto dal demonio, anzi, dal "signor Diavolo". Cupo e senza un filo di umorismo o ironia, il film è tratteggiato con colori desaturati, e vede giovani attori sconosciuti nei ruoli principali, lasciando ai volti più noti ( Lino Capolicchio, Gianni Cavina, Chiara Caselli, Alessandro Haber, Massimo Bonetti), alcuni habituès del cinema avatiano ruoli importanti ma di contorno: e colpisce, nella resa visiva, quanto siano segnati dal tempo i lineamenti dei più celebri del cast. Interessante nella prima parte, "Il signor Diavolo" nel suo procedere perde un pò di forza narrativa, approdando ad un presunto colpo di scena finale al quale lo spettatore esperto di suspence non avrà grandi sussulti: diciamo che il gioco, al regista, era riuscito molto meglio nel cult "La casa dalle finestre che ridono", ma anche ne "L'arcano incantatore". Se è efficace la messa in scena della provincia del ricco Veneto, con un'arcaica credulità in macabri credi e nell'elaborazione del "conto" tradizionale, basato sul passaparola, e ritorna fuori la radice anticlericale del Pupi Avati versione orrorifica ( fateci caso, quasi sempre le figure attorno alla Chiesa in questi suoi film sono inquietanti quando non addirittura portatori del Male), a livello di tensione non si arriva mai a rimanere veramente coinvolti nel racconto. Peccato, perchè le intenzioni e le credenziali erano buone. 

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