martedì 27 dicembre 2016

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MATRIMONIO AL SUD  ( I, 2015)
DI PAOLO COSTELLA
Con MASSIMO BOLDI, Biagio Izzo, Paolo Conticini, Barbara Tabita.
COMICO
Ormai la compagni di giro è definita, e una volta l'anno gira un film: i numeri non saranno più quelli di un tempo al botteghino, per l'ex-premiata coppia Boldi-De Sica, ma i lungometraggi si vendono ai canali televisivi, e probabilmente il ritorno economico c'è eccome. C'è appunto Boldi nel ruolo del ricco milanese un pò fesso, Biagio Izzo socio o futuro parente acquisito napoletano, Paolo Conticini belloccio furbastro e acchiappasottane toscano, Enzo Salvi coatto romano stonato, e qualche bellezza di turno. Qua si vuole che si organizzi un matrimonio tra i figli dei primi due, e tutta l'organizzazione rischi di far saltare perfino le famiglie d'origine, grazie a intrallazzi, tresche e uscite boccaccesche: regia di servizio, senza spessore, e via libera ai commedianti. Si può dire che il giochino è stracco, ma da anni, che trovare un motivo per lasciare andare una risata, ma anche un sorriso, è arduo, che ormai tutti recitano quasi fuori tempo, meccanicamente, senza minimo coinvolgimento professionale. Tutte cose che si sapevano, ma arrivare alla fine di un'ora e mezza così può diventare più pesante di un film lungo quattro.

giovedì 22 dicembre 2016

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SQUADRA SPECIALE ( The Seven-Ups, USA 1973)
DI PHILIP D'ANTONI
Con ROY SCHEIDER, Tony Lo Bianco, Richard Lynch, Larry Haines.
POLIZIESCO
I "Seven-Ups" del titolo originale erano un ramo della polizia newyorkese, i cui arresti erano per gente che commetteva reati punibili con non meno di sette anni di pena. Nell'era in cui il poliziesco rinacque, quelli, per dire, de "Il braccio violento della legge" e "Serpico", l'ottica con cui veniva raccontato il mondo dei tutori della legge, al cinema, cambiò considerevolmente, facendo luce su pecche e sfumature di chi deve applicare le regole e le divisioni all'interno dei vari corpi, ma anche delle stesse squadre investigative. Qua un team di poliziotti indaga su dei ricattori , che rapiscono e estorcono soldi a pezzi grossi dell'ambiente della mala: il giro dei soldi è grosso, e il protagonista, un agente italoamericano, si serve di un informatore che ritiene anche un amico. Diretto da Philip D'Antoni, che girò un solo titolo, questo, "Squadra speciale" è un poliziesco girato sulle strade e nella vera New York, che ha una buona idea come il trucco dell'autolavaggio per ritirare il malloppo dei riscatti, e una grande scena d'azione, quella dell'inseguimento, tiratissima e avvincente, fino allo spasimo, che vale la visione del film, con una buona interpretazione di Roy Scheider, piedipiatti con ancora un senso morale, cui viene contrapposto un credibile attore, specialista nei panni del corrotto e psicotico come Richard Lynch, con resa dei conti violenta e a bruciapelo. Oggi in pratica dimenticato, è un buon titolo, sobrio, ma con momenti spettacolari come appunto la caccia ai delinquenti di cui prima. 

domenica 18 dicembre 2016

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THE INFILTRATOR ( The infiltrator, USA 2016)
DI BRAD FURMAN
Con BRYAN CRANSTON, Helen Kruger, John Leguizamo, Benjamin Bratt.
DRAMMATICO
Robert Mazur è stato davvero un infiltrato nei cartelli della droga, che fece arrestare alcuni dei personaggi più famigerati e banchieri collusi con la malavita, a suo rischio e pericolo: ambientato a metà anni 80, "The infiltrator" narra il cambio d'identità dell'agente FBI in Bob Musella, affarista che viene preso in simpatia dal boss Roberto Alcaino, braccio destro di Pablo Escobar, e arriva ai piani alti dell'organizzazione. Il film, ben scritto dalla moglie del regista, Ellen Brown Furman, racconta bene il mondo in cui polvere bianca e soldi si fondono a omicidi e reati di vario genere, ed in contemporanea dipinge la paranoia della paura di essere scoperti, miscelata al coinvolgimento dell'altra identità in rapporti, che poi diventano umani: in questo senso, Brad Furman evita la banalità del troppo visto mondo dei gangsters alla "Scarface", facendo vedere la diversità di vita tra livelli di malavitosi, in pratica, una ripetizione distorta della società "fuori", e tratteggiando frammenti di vita domestica che, se non fossero dovuti a traffici sanguinari, potrebbero anche apparire come normalissimi. Buona parte della riuscita della pellicola, la quale, inspiegabilmente, da noi non ha trovato la via della proiezione in sala, è dovuta anche alla bravura degli interpreti, in cui si distingue Bryan Cranston, purtroppo esploso non giovanissimo, che è uno dei migliori attori americani su piazza, in questi anni, notevole la scena in cui, sotto pressione per il terrore di essere smascherato, fa una scenata indegna ad un povero cameriere in un ristorante: ma c'è modo per emergere anche per John Leguizamo, molto attivo come caratterista, e Diane Kruger, ormai inserita a tempo pieno nel panorama hollywoodiano. 
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ROGUE ONE- A Star Wars story ( Rogue One, USA 2016)
DI GARETH EDWARDS
Con FELICITY JONES, Diego Luna, Ben Mendehlson, Donnie Yen.
FANTASCIENZA
Come annunciato dalla Disney, per gli appassionati del mondo di "Star Wars" non ci sarebbe stata "solo" una nuova trilogia, avviata l'anno scorso con il settimo episodio, "Il risveglio della Forza"; ma anche una "Anthology" che prevede capitoli che sono "spin off" con personaggi classici cui sono dedicati film da protagonisti ( vedi "Il giovane Han Solo" prossimo venturo), o "stand alone", storie autoconclusive, che narrano cose ambientate nel Lucasverso, che aiutano a chiarire argomenti lasciati in sospeso. Con "Rogue One", tutto ruota intorno ai famosi piani segreti dello schema della Morte Nera, che sono decisivi nel quarto episodio della saga, per aiutare i caccia capitanati da Luke Skywalker a distruggere l'ordigno dell'Impero. Guidata dalla figlia dell'ingegnere che ha progettato lo strumento spaziale di morte, una gang multietnica di cui fa parte anche un robot imperiale riprogrammato, diventa decisiva per l'intera serie: perchè, in un momento in cui l'Alleanza ribelle conosce la disillusione, questa squadriglia improvvisata azzarda un ostinato attacco ad un punto nevralgico del nemico, che rimette tutto in discussione. La sceneggiatura di Paul Weitz e Tony Gilroy ( due registi), presa in mano dal regista Gareth Edwards, che già era parso assai interessante quattro anni or sono, con "Monsters", e lo aveva confermato con il suo "Godzilla", appare inizialmente un pò dispersiva, ma quando il meccanismo ingrana, il fan di ieri e di oggi, ma anche l'appassionato di fantascienza qualsiasi, ritrova il batticuore dell'entusiasmo che, nel 1977, cambiò per molti aspetti il cinema fantastico. Edwards strizza l'occhio ai cinefili (c'è anche un mostriciattolo che ricorda il "collega" de "L'occhio del gatto"), e mette su un filmone di guerra e avventure nello spazio, meno adatto, probabilmente, al pubblico giovanissimo, perchè, alla base, sottolinea che per vincere una guerra si devono mettere in conto grosse perdite e il sacrificio di tanti, per un ideale da raggiungere. Inoltre, questo film crea un precedente finora solo accennato: rivediamo, sorpresona, Peter Cushing, scomparso nel 1994, reinterpretare il Grand Moff Tarkin ( aspettiamoci di ritrovare sugli schermi, recitanti, Gregory Peck, Laurence Olivier, John Wayne....), ricreato al computer e perfettamente espressivo. L'uso, centellinatissimo, di Darth Vader, di cui conosciamo finalmente l'abitazione, è un altro colpo di regia, così come il suo ingresso in scena, nonchè l'aggancio, esatto, alla sequenza da cui tutto partì.

giovedì 15 dicembre 2016

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NON C'E' PIU' RELIGIONE ( I, 2016)
DI LUCA MINIERO 
Con CLAUDIO BISIO, ALESSANDRO GASSMAN, Angela Finocchiaro, Nabiha Akkari.
COMMEDIA
Un presepe vivente, che sarà mai? Eppure, visto che, come indicato prima ancora dei titoli di testa, l'Italia sta diventando un Paese pericolosamente a natalità decrescente, nell'isola del Sud in cui è ambientato "Non c'è più religione", un evento del genere, può creare problemi, perchè di bambini del posto non se ne trovano, e quindi il sindaco deve appellarsi alla comunità musulmana affinchè "presti" un infante a fare Gesù Bambino: ma se la politica è trattativa, la religione dovrebbe esser confronto, e invece.... Luca Miniero torna alla regia, divenuto uno dei nomi "sicuri" del box-office, dopo i successi "Benvenuti al Sud", "Benvenuti al Nord", "Un boss in salotto", e tira fuori, appena prima delle feste, una commedia che vorrebbe far sorridere su un tema  non semplice, come la convivenza tra credi religiosi: una delle caratteristiche del cinema di Miniero è la sostanziale fratellanza tra persone di provenienza, status e idee diverse, e questo è da apprezzare, in un momento storico in cui, più che mai, si preme per dividere la gente. Però, tra questo intento, e l'avvio con "Personal Jesus" dei Depeche Mode, e la conclusione con "4 Marzo 1943" di Lucio Dalla, per il resto non c'è granchè di salvabile in questo film, nonostante la presenza, tra gli sceneggiatori, di una delle firme migliori di copioni degli ultimi trent'anni come Sandro Petraglia ( senza il sodale Rulli): l'umorismo è stinto, non si ride in pratica mai, il tema principale è svolto maluccio, si ironizza a ripetizione su un bambino grasso ( ma Alessandro Siani, per medesima brutta uscita, non fu virtualmente accusato a ripetizione?), e grava uno spirito doncamillesco tardivo, che non è molto salutare, nel contesto. Per quanto riguarda gli attori, poi, in un contesto in cui ovviamente ognuno parla con un accento diverso, nonostante paia che siano cresciuti tutti nello stesso posto, a sentire il copione, Bisio, Gassman e la Finocchiaro offrono solo stanche ripetizioni, senza alcun estro, del loro consolidato mestiere, e niente più.

lunedì 12 dicembre 2016

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SNOWDEN ( Snowden, USA/D, 2016)
DI OLIVER STONE
Con JOSEPH GORDON-LEVITT, Shailene Woodley, Melissa Leo, Zachary Quinto.
DRAMMATICO
Due ore e un quarto sono un lasso di tempo relativamente esiguo, ma bastano a Oliver Stone per tracciare in maniera piuttosto eloquente, al cinema, la vicenda di Edward Snowden, che portò alla luce la rete di sorveglianza globale messa in atto dall'agenzia NSA, e da lì in poi è considerato fuorilegge negli Stati Uniti, e vive in Russia, ove ha chiesto asilo politico. La cinematografia dell'autore di "Nato il Quattro Luglio" include un altro tassello, che aumenta la visione della recente Storia americana, secondo il regista che trionfò a metà anni Ottanta con la guerra del Vietnam raccontata in "Platoon": cast importante, in cui trova posto anche, per tre scene, ma peraltro ben recitate, Nicolas Cage, e una sceneggiatura zeppa di dialoghi ma fluente e ben illustrativa di fatti successi appena ieri, e non poco complessi. Non dimentichiamoci che Stone è dietro agli scripts di titoli come "Fuga di Mezzanotte", "Conan il barbaro", "Scarface", prima ancora di debuttare da regista, e quindi, se da un lato l'insinuazione di certa critica, di sforare talvolta nella retorica, forse non è sempre stata spropositata, va detto che questo è un uomo di cinema capace e che sa fondere storie private e magniloquenza dello sfondo storico del contesto. Biopic che sfiora il thriller spionistico, anche se narra, certo, riadattando a livello di scrittura cinematografica, cose accadute davvero, "Snowden" è forse lontano dall'intensità emotiva dei titoli sopra citati, dello stesso regista, ma forse è giusto, per far maggiormente concentrare lo spettatore sulla consistente mole di informazioni fornitegli, e dargli modo di valutare la gravità della disinvoltura con cui il Potere scavalca diritti; in pratica, la chiave di lettura del film è il sarcasmo con cui si guarda a come la "patria della Libertà" si comporti, sotto l'influsso della paura, rubando i segreti di chiunque, nè più, nè meno come i servizi segreti dell'URSS, che erano sempre stati accusati di violare qualsiasi cosa della vita privata dei cittadini. 

domenica 11 dicembre 2016

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LADYHAWKE ( Ladyhawke, USA 1985)
DI RICHARD DONNER
Con MATTHEW BRODERICK, RUTGER HAUER, MICHELLE PFEIFFER, Leo Kern.
FANTASTICO/AVVENTURA
Girato tra Massa Carrara, Cremona, Piacenza e L'Aquila, è praticamente ambientato nell'Italia medievale, questo film sospeso tra cinema fantastico-fiabesco e avventura, in cui si vuole che due amanti siano destinati, da un maleficio, a non potersi incontrare mai, perchè la notte lui diventa un lupo, e lei di giorno un falco. Caso vorrà che un ladruncolo dia una decisiva mano per risolvere l'astrusa e odiosa questione. Richard Donner, nello stesso anno in cui avrebbe diretto "I Goonies", realizzò anche questo lavoro, che al pubblico piacque, senza però che gli incassi fossero esorbitanti: a modo loro, sia "Ladyhawke" che il film sui ragazzini di Goon Bay sono diventati, negli anni, dei piccoli cult generazionali, e comunque va detto che il regista di "Superman" era un professionista abile a girare e a cercare consenso popolare, comunque facendo lungometraggi non scadenti. Certo, le musiche cui anche Alan Parsons ha messo mano, nelle scene di battaglia, sono abbastanza forzate, tranne il tema principale, e per stare in equilibrio tra favola, azione e ironia, lo script è talvolta sbalestrato, e non sempre convince del tutto. Soprattutto la resa dei conti finale, non è all'altezza dell'attesa dello spettatore, con duelli sottotono: tra i tre coprotagonisti, splendida Michelle Pfeiffer, simpatico Matthew Broderick, carismatico ma non accattivante Rutger Hauer.