
THE DARKNESS ( The darkness, USA 2016)
DI GREG MCLEAN
Con KEVIN BACON, RADHA MITCHELL, David Mazouz, Lucy Fry.
HORROR
Non sempre le gite fuori porta finiscono in bellezza, vedi il caso della famiglia Taylor, che dopo un piccolo tour nel Gran Canyon, tornano a casa con una poco piacevole sopresa: il più giovane dei due figli, affetto da una forma di autismo, ha portato con sè delle pietre sacre, appartenute ad una tribù di pellerossa antica, gli Anasazi, il che comporta una costante pressione atta ad impossessarsi della vita e delle anime di chi è stato "invaso" dagli spiriti dei nativi, nella fattispecie, il ragazzo di casa.... Da noi esce in pratica in video, ma negli USA, a fronte del modestissimo costo, per un film mainstream, di 4 milioni di dollari, ne ha incassati più di 10 nelle sale, il che vuol dire che, tra vendita alle tv e sfruttamento di DVD e altro, dovrebbero raddoppiare gli introiti. Spiace dirlo, perchè Kevin Bacon è comunque un buon attore, ma questo horror è abbastanza insulso: costruito tipo un cugino meno ben modellato di "Poltergeist", abbozza un vago ritratto di problematiche dentro la famiglia protagonista, ma tutto in superficie, trovando, nel finale, un elogio familista all'unità che scaccia via i problemi, abbastanza di comodo. Aggiungiamoci poi effetti speciali molto modesti ( dato il budget del film, abbastanza prevedibile che fosse così), ed un climax conclusivo che sembra estrapolato da "Piccoli brividi", o una qualsiasi trasmissione di genere fantastico per i canali per giovanissimi, fin troppo ingenuo e accomodante. Il fatto del buon rapporto costi/incassi autorizza a pensare che ne verrà fatto un sequel, ma non c'è da stare granchè in ansia....

COME TI AMMAZZO UN KILLER ( The survivors, USA 1983)
DI MICHAEL RITCHIE
Con ROBIN WILLIAMS, WALTER MATTHAUM, Jerry Reed, Kristen Vigard.
COMMEDIA
Brutta giornata per Donald, che arriva in ufficio, e viene licenziato da un pappagallo, che fa le veci del boss, protesta per il trattamento e viene scacciato dalla vetusta segretaria con una pistola, si ferma ad una stazione di servizio, e la fa saltare in aria, con una sigaretta, mettendo così sul lastrico Sonny, che ritrova, fortuitamente, in un bar, in cui sono entrambi a rimuginare sulla loro pessima situazione: i due uomini sono ignari della responsabilità del più giovane dei due sul disastro all'autopompa, e per di più, finiscono sotto tiro da parte di un rapinatore cui hanno rovinato i piani. Accoppiata vincente sulla carta, Robin Williams & Walter Matthau, non funzionano come dovrebbero, nonostante la scafata conduzione di Michael Ritchie, "professional" incline alla commedia, anche se il suo lavoro migliore è probabilmente "Il candidato" con Robert Redford. E' anche per via di uno script che non coglie tutte le occasioni di mettere in burla i corsi di sopravvivenza, che all'inizio degli anni Ottanta, negli USA, furono un piccolo fenomeno sociale: oltre tutto, nell'edizione italiana, si avverte una non buonissima gestione del sonoro, con strane pause tra un dialogo e l'altro, ed un utilizzo delle musiche, non azzeccatissimo, problema che però in diversi film della Columbia Tri-Star dell'epoca, doppiati in italiano, era abbastanza frequente. Qualche battuta discreta, soprattutto da parte di Matthau, per una commediola rilassante, ma che lascia poco di sè da ricordare.

NO, GRAZIE, IL CAFFE' MI RENDE NERVOSO ( I, 1982)
DI LUDOVICO GASPARINI
Con LELLO ARENA, Maddalena Crippa, Massimo Troisi, James Senese.
COMMEDIA/GIALLO
Sull'onda dello stupefacente successo arriso all'esordio sul grande schermo di Massimo Troisi, da attore e regista, con "Ricomincio da tre", l'anno seguente uscì "No, grazie, il caffè mi rende nervoso", che vedeva protagonista Lello Arena, compare di Troisi nel gruppo comico "La Smorfia", comprendente anche Enzo De Caro. Se De Caro volle girare il "suo" film con "Prima che sia troppo presto", passato nell'indifferenza più o meno generale, e poi via via si sia adattato a diventare un comprimario nelle fiction, tuttora, Arena, con la presenza della guest star Troisi, fece il suo esordio come "solista", in una commedia a sfondo giallo, in cui nella Napoli dell' "Onda Nueva", in cui artisti come il trio sopra citato, e Pino Daniele & Co. rinfrescavano l'immagine creativa della grande città del Sud, un maniaco ultraconservatore prende di mira alcuni di questi personaggi, e dopo averli minacciati, passa all'azione uccidendoli. Il fatto è che Arena era una buona spalla per Troisi, e con l'intero film addosso, non è a proprio agio, e che tutto il lungometraggio, che ha uno spunto anche non banale, finisce per avvitarsi su se stesso, soprattutto nell'ultima parte: si ride poco, anche se va riconosciuto che, ad esempio, la gag del venditore al semaforo è riuscita, ed il finale è perlomeno forzato. Gasparini non imprime gran verve al racconto, e se di Arena si è già detto, Maddalena Crippa si dà molto da fare, ma il personaggio ha poco spessore, e pure Massimo Troisi, in una versione di se stesso, non sembra al meglio, per non dire di James Senese, cui, ritratto come un arrogante e aggressivo, non viene reso un gran servizio.

DEEPWATER HORIZON- Inferno sull'oceano
( Deepwater Horizon, USA 2016)
DI PETER BERG
Con MARK WAHLBERG, Kurt Russell, Kate Hudson, John Malkovich.
DRAMMATICO
I tragici eventi che, nel 2010, causarono la più grave situazione ambientale legata all'estrazione del petrolio mai accaduta, vengono portati sullo schermo da Peter Berg, ex-attore divenuto regista piuttosto "bankable", secondo i criteri delle case di produzione americane, per saper stare tra cinema spettacolare e gestione di stars e trame: qui il racconto del disastro della piattaforma Deepwater Horizon viene raccontato in dettaglio, con errori umani che si sommano al logorio di attrezzature sottoposte a troppo utilizzo. Ad una prima parte che, appunto, racconta con dovizia di particolari, forse anche troppi, per non suscitare un appesantimento della narrazione, l'atmosfera e come si viva, in mezzo all'oceano, su metallo per tirare su liquido da sottoterra, segue una seconda più spettacolare, e tecnicamente ben girata, più vicina al classico disaster-movie, ma con la particolarità di riguardare fatti successi veramente, e da non molto. Meglio la seconda metà del film, per raccontare atti di coraggio, disperazione e paura, con l'inevitabile sostanza delle persone di fronte alla calamità, che dimostrino vigliaccheria o forza d'animo e altruismo. E tra gli interpreti, spicca Kurt Russell, manager che, nonostante le ferite, dà il suo apporto per aiutare gli altri a salvare la pelle. Per quanto riguarda il giudizio sulla pellicola, giusto ricordare, di fronte ad un disastro, gli scomparsi e la forza dei sopravvissuti: però sarebbe stato onesto far vedere anche quanto male abbia fatto a migliaia e migliaia di animali, e all'ambiente del Golfo del Messico, una pecca del genere compiuta per profitto dall'Uomo.

THE DIVERGENT SERIES: ALLEGIANT ( Divergent series: Allegiant, USA 2016)
DI ROBERT SCHWENTKE
Con SHAILENE WOODLEY, THEO JAMES, Miles Teller, Naomi Watts.
FANTASCIENZA
Com'è uso dall'ultimo "Twilight", diviso in due film, per aumentare gli introiti ( produci uno, guadagni su due), anche "Divergent", serie di fantascienza distopica, tratta dai romanzi di Veronica Roth, ha visto l'ultimo capitolo dei libri della saga diventare due film: tutto, qui, finirà con "Convergent", in cui si risolveranno le questioni sul mondo di Tris, combattente ribelle alle regole di una società futura in cui, all'origine, i futuri adulti venivano divisi per caratteristiche. C'è il tedesco Robert Schwentke, da anni stabilmente ad Hollywood, in cabina di regia, e l'azione parte, chiaramente, dalla conclusione dell'episodio precedente, con un molto teorico cambio di regime che, nell'arco di una conversazione, viene spiegato al coprotagonista "Quattro", il quale guiderà la prolungata ribellione. Infatti, la protagonista Tris viene "conquistata" dal progetto di rifondazione della società, e non si unisce al partner. L'interessante spunto sull'asservimento al Potere e all'inquadramento conservatore degli ex-ribelli, che costituisce la base narrativa di questo film numero 3 della serie, si annacqua con troppe scivolate nell'ovvio, per di più relegando la Woodley in un ruolo da semi-soggiogata, cambiando fin troppo rapidamente l'atteggiamento del suo personaggio, che, a conti fatti, pare quasi una psicolabile, per gli opposti atteggiamenti verso i quadri del nuovo Potere. Non parliamo poi della fantasia di scenografi e costumisti di questa nuova fantascienza distopica, molto scarsa in confronto ai colleghi degli anni Settanta e Ottanta: al box-office "Allegiant" ha deluso, al punto da indirizzare la Lionsgate, a far uscire direttamente in video il capitolo conclusivo....

GO WITH ME ( Blackway, USA 2015)
DI DANIEL ALFREDSON
Con JULIA STILES, ANTHONY HOPKINS, Alexander Ludwig, Ray Liotta.
THRILLER
Seconda collaborazione tra il regista svedese Daniel Alfredson e la star gallese Anthony Hopkins, nello stesso anno: dopo "Il caso Freddy Heineken", sul vero rapimento del boss della birra, ecco un thriller tratto da un romanzo, di Castle Freeman, jr., in cui una giovane donna, che torna in un paesino del profondo Nord statunitense, comincia ad essere perseguitata da un ex-poliziotto, divenuto malavitoso, di cui tutti hanno terrore, nella zona. L'unica speranza è un anziano boscaiolo, che ha perduto la figlia per overdose, ed un giovane con qualche problema mentale, che però saranno gli unici a fornirle aiuto. Al di là dell'incomprensibile titolo italiano, che pone un altro titolo in inglese, dal significato abbastanza vago ("Vieni con me"), al posto dell'originale, che altro non è che il cognome del cattivo, il film di Alfredson è un thriller che può parere un telefilm, anche perchè, lungo più o meno 89 minuti, arriva, in pratica, al climax della vicenda una buona decina di minuti prima dei titoli di coda, mossa piuttosto balzana, nel genere. Ambientato in un'America innevata e molto laterale, poteva risultare un lavoro interessante sugli stalker, ma spreca gran parte della sua attrattiva, in un racconto fin troppo lineare, e con poche buone occasioni per gli interpreti: se la Stiles merita tutto sommato una rivalutazione, Hopkins, sotto questo regista, non ha dato il meglio di sè, meglio risulta il giovane Alexander Ludwig nel ruolo del giovane forte di braccio, quanto debole di mente, mentre Liotta, nel ruolo del "villain" gioca tutto sopra le righe, non una delle prove più memorabili dell'attore di "Quei bravi ragazzi". Di solito, i film così, vengono bollati come "senza pretese".

JACK REACHER- Punto di non ritorno
( Jack Reacher: Never back down, USA 2016)
DI EDWARD ZWICK
Con TOM CRUISE, Cobie Smulders, Danika Yarosh, Patrick Heusinger.
AZIONE/THRILLER
I romanzi di Lee Child sono dei best-seller internazionali, che però, fino a quando non è stato fatto il primo film, nel 2012, delle avventure del personaggio errabondo, ex-militare di carriera che attraversa gli Stati Uniti e si imbatte in storture e piani criminali, per debellare con violenza pari a quella usata dai cattivi, qui da noi non hanno avuto gran fortuna. Qua Jack Reacher, che si è incuriosito circa una donna ufficiale conosciuta telefonicamente, per motivi pratici, al punto da andare a trovarla, per scoprire che è stata appena destituita ed arrestata: ci sarebbe sotto una manovra, con militari corrotti di mezzo, riguardante un corpo di contractors privati, appaltati dal governo americano, che non esitano ad eliminare chi intralcia loro la strada. Naturalmente, Reacher non starà a guardare. Affidato a Edward Zwick, che con Tom Cruise aveva già collaborato per "L'ultimo samurai", che ha scritto e diretto il lungometraggio, questo secondo atto delle gesta di Jack Reacher versione cinematografica è, curiosamente, per una serie di romanzi giunti, più o meno, al ventesimo capitolo, una storia non presente nella saga, ma successivamente divenuta romanzo di Child. Come i lettori di Reacher sanno ( io sono tra questi, perchè sono esagerati e non del tutto condivisibili, sui metodi dell'eroe, ma ben scritti e avvincenti), lasciamo stare la verosimiglianza circa un castigatore che fa fuori i cattivi senza la minima traccia di un'indagine di polizia su quel che ha fatto: però, se possibile, questo numero due è meglio del primo, con una gestione del racconto e dei colpi di scena molto buona, ed una tensione, per quanto sia scontato arrivare ad un certo tipo di finale, che diverte e tiene lo spettatore su di giri. Se il tempo comincia a lasciare segni evidenti su Tom Cruise, e forse, almeno di qua dall'Atlantico, non sembra più (da qualche anno) fare gli stessi numeri di un tempo, è altrettanto vero che il divo di "Rain man" è in palla e ha imparato maggiormente a giocare di mezze espressioni: se vuole continuare ad impersonare Jack Reacher, non deve però lasciar passare altri quattro anni, ed il personaggio può contare su più romanzi di James Bond....